7 cose che non sapevi sul’Intelligenza Artificiale

Esistono almeno 10 applicazioni di intelligenza artificiale che state già utilizzando senza rendervi conto. Tra queste gli assistenti virtuali Siri, Google Now, Cortana che rispondono ai nostri comandi vocali per ricordarci un impegno, effettuare ricerche sul web, inviare un SMS o rispondere a una telefonata; i videogiochi che sono una delle applicazioni dell’intelligenza artificiale più diffuse; il Servizio Clienti basato su sistemi di intelligenza artificiale evoluti in grado di capire che cosa sta chiedendo loro il cliente, qual è il suo problema e fornire la risposta più consona e ancora le Smart car, i Sistemi di Raccomandazione, la Smart Home, ecc..

L’umanità ha sognato l’Intelligenza Artificiale per migliaia di anni

Il fatto che nella mitologia greca esistesse un automa costruito dall’uomo con obiettivi prefissati (Talos), ci offre una chiara idea che la fantascienza un tempo considerata come religione, oggi si sta convertendo in tecnologia. Sono diversi i miti di civiltà antiche che tramandano il ricordo di creature di metallo in grado di muoversi autonomamente e di possedere intelligenza. Creature artificiali messe al servizio degli uomini e degli dei. Considerando le conoscenze del nostro tempo e valutando le proprietà possedute dai robot dei vari miti, viene da cedere alla suggestione di considerarli come dei veri e propri dispositivi intelligenti, precursori di quelli della tecnologia moderna.

Alan Turing e Isaac Asimov: precursori dell’Intelligenza Artificiale

Isaac Asimov uno dei più grandi romanzieri del novecento, è considerato come il “profeta” della robotica. E’ stato il primo ad utilizzare la parola robotica nel 1942 in un racconto pubblicato sulla rivista americana Astounding Science Fiction.

Sono dovuti passare oltre quarant’anni prima che scoprissi di essere un profeta”, ha dichiarato una volta. Isaac Asimov può essere considerato più di un precursore: con la sua “ sfera di cristallo” ha precorso i tempi, inventandosi i robot positronici, robot umanoidi, automi che ubbidiscono alle tre leggi della robotica, un escamotage narrativo per evitare che si ribellino al loro padrone. Asimov ha intuito fin da subito le opportunità e i rischi relazionati al vivere accanto a un androide. Le stesse opportunità e rischi potenziali che, nel febbraio 2017, dopo decine di anni dalla profezia del romanziere russo, hanno portato il parlamento europeo a riflettere sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale e a chiedere una legge sui robot dell’Ue.

Alan Turing viene considerato come il padre dell’Intelligenza Artificiale, uno dei più rilevanti studiosi e sperimentatori nel campo della matematica applicata e della prima informatica. Il suo nome è associato in particolare alla “macchina di Turing” e al “test di Turing”: la prima un modello teorico di macchina per calcolo ed elaborazioni; il secondo una ricerca di criteri attraverso i quali è possibile distinguere un umano da una macchina attraverso le risposte che fornisce. Inoltre è colui che ha formalizzato l’idea di “algoritmo”.

Il termine è comparso per la prima volta nel 1956

Nel 1956 si è tenuta la conferenza del Dartmouth College (Hanover, New Hampshire), organizzata dal ricercatore John McCarthy. È proprio nel manifesto della conferenza, McCarthy propone per la prima volta il nome di “intelligenza artificiale”. Secondo il ricercatore “ogni aspetto dell’intelligenza può essere descritto in termini tanto rigorosi da rendere possibile programmare una macchina in grado di simularli”.

Automazione e Intelligenza Artificiale sono due cose distinte

Per spiegare questo concetto, riportiamo un esempio: per camminare non è necessario pensare ad ogni passo che facciamo, né analizzare la forza, la direzione e la velocità di ogni movimento della gamba, del ginocchio, della caviglia e del piede. E’ qualcosa che facciamo automaticamente.

Ma per pianificare il nostro percorso nel raggiungere una data meta, svolgiamo determinate azioni e analizziamo determinate condizioni: abbigliamento, calzature, traffico, meteo, ecc. Raccogliamo dati e informazioni, e se non risultano sufficienti, ricorriamo a stratagemmi che possono essere estrapolati anche da esperienze passate. Tutto ciò significa che abbiamo analizzato intelligentemente la situazione.

Intelligenza Artificiale e lavoro

La diffusione dei robot e dell’IA porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro. Tuttavia l’evoluzione dei mercati e delle competenze creerà nuove opportunità. I settori dove saranno creati più posti di lavoro nei prossimi cinque anni sono quelli dell’informatica, dell’ingegneria e dell’architettura e tutte le mansioni che richiedono competenze nella matematica; anche le aree management, operazioni finanziarie e vendita acquisteranno più occupati di quanti ne perderanno. Altri settori che creeranno nuove opportunità sono robotica, nanotecnologie, stampa 3D, genetica e biotecnologie.

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