Gioco d’azzardo: un mondo troppo vasto per essere regolamentato

Le difficoltà di limitare il gioco d’azzardo in uno specifico contesto ludico, ne renddono ardua anche la regolamentazione.

Il problema legislativo relativo al gioco d’azzardo, è una delle piaghe del nostro Paese. In mancanza di una legge a livello nazionale, regioni e comuni hanno deciso di auto-regolamentarsi. Il campo del gambling, però, è talmente vasto da presentare problemi di natura “dialettica”.

La terminologia del gioco d’azzardo

Il termine “gioco d’azzardo” ha un’accezione molto ampia che non può ridursi al solo utilizzo delle slot machine terrestri. Il termine “azzardo” deriva dall’arabo “az-zahr” che significa “dado”. In pratica è quell’attività ludica che consiste nello scommettere beni, come il denaro, sull’esito di un evento futuro. Secondo questa definizione, anche il “Gratta e Vinci”, il bingo e il lotto rientrano nella categoria.

Analizzare il fenomeno ludico, richiede, quindi, una panoramica a trecentosessanta gradi delle abitudini degli italiani. Se si guardano i dati della raccolta giochi dell’ultimo anno, si scopre che, tra i vari giochi, il SuperEnalotto ha raccolto 1 miliardo e 600 milioni, facendo registrare il più alto incremento (+52%) per quel che riguarda i singoli gioco. Impressionante anche il balzo delle scommesse sportive, con un +34% per una raccolta totale di sette miliardi e mezzo.

Con queste premesse, è chiaro che limitare l’uso delle slot terrestri non basta a risolvere il problema ludopatico. Non sono solo le “macchinette” a creare dipendenze, ma tutti i tipi di gioco che promettono una vincita in denaro.

I punti sensibili

Uno dei punti di forza del movimento “noslot”, si basa nel cosiddetto “distanziometro. Questo consiste nello stabilire una distanza minima da punti considerati particolarmente vulnerabili, dove installare ricevitorie di gioco.

L’accezione di cui abbiamo parlato sopra, crea, però, un problema di fondo: se è, infatti, possibile chiedere di non installare una sala bingo nelle vicinanze di una scuola, è molto più complicato ottenere lo stesso con un tabacchino che vende gratta e vinci. Si rischia, quindi, una discriminazione che mitiga, ma non risolve il problema di base. Inoltre, non si tiene conto di un fenomeno dilagante come il gioco online. Nel 2016, la raccolta dei giochi online è stata pari a 15 miliardi e 600 milioni con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente.

Appare evidente che limitare il gioco offline, senza tener conto di quello online è una fatica inutile.

Prevenire è meglio che curare

In un contesto terminologico-legislativo così complesso, torna di moda un antico detto: “prevenire è meglio che curare”. Invece di provare a regolamentare il gioco d’azzardo, con leggi che rischiano di rivelarsi inutili o non complete, è molto più fruttuoso sensibilizzare le persone verso un gioco responsabile.

Da questo punto di vista, la regione Toscana è all’avanguardia. Qui, oltre che misure restrittive verso il gambling, è stato attuata un’opera di sensibilizzazione verso il popolo. Tra le iniziative prese vi è l’attivazione di un numero verde regionale finalizzato all’informazione, prevenzione, ascolto e sostegno alle persone con problemi di GAP e ai loro familiari. Sono stati stanziati anche interventi in ambito scolastico di formazione e prevenzione con il coinvolgimento di studenti, genitori e insegnanti.

Anche i social network giocano un ruolo importante in questa campagna. Lo scopo è quello di sensibilizzare le persone più vulnerabili verso il gioco: i ragazzi, appunto. In un contesto dove il bombardamento ludico è sempre più presente, quello della prevenzione sembra l’unico modo per cercare di porre un freno al fenomeno.

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