ANES sul divieto di pubblicità al gioco: bisogna tutelare oltre ai consumatori anche l’editoria professionale

Esprimendosi sul divieto di pubblicità al gioco contenuto nel Dl Dignità, l’ANES (Associazione Nazionale degli Editori di Settore) raccomanda una “netta distinzione” tra i normali mezzi di comunicazione rivolti ai consumatori e quelli di carattere tecnico, destinati alle nicchie di professionisti.

Come editori di testate specializzate, senza entrare nel merito di questioni legislative, quello su cui riteniamo fondamentale concentrare l’attenzione è l’indirizzo della restrizione rispetto alle pubblicità di prodotti di gioco”, ha commentato in un’intervista rilasciata alla testata online GiocoNews, il presidente dell’associazione Andrea Boni.

Secondo il presidente qualsiasi intervento restrittivo sulla pubblicità, se ritenuto necessario dal legislatore, dovrebbe basarsi su una netta distinzione tra i media rivolti al grande pubblico e i mezzi professionali specializzati, ossia quelli rivolti agli addetti ai lavori.

I primi sono destinati alla vasta platea dei fruitori dei giochi con vincita in denaro, ovvero ai consumatori, per i quali si può configurare un rischio di una dipendenza patologica; i secondi, invece, sono indirizzati al pubblico molto più mirato e numericamente ridotto di coloro che agiscono in qualità di operatori professionali all’interno della filiera dell’industria del gioco, che rappresentano gli strumenti di informazione e aggiornamento per il settore del gioco. Tali pubblicazioni, per la loro natura tecnico-specializzata, non sono poste in vendita, ma distribuite ad un indirizzario chiuso, per lo più all’interno delle aziende di settore o dei locali di gioco specializzato ed in ogni caso rivolte ad un pubblico di maggiorenni”, ha specificato.

La posizione espressa da Anes risulta comprovata anche a livello legislativo in quanto validata da diversi interventi analoghi. Si fa riferimento, ad esempio, alla pubblicità dei giochi della legge di Stabilità per il 2016.

Anche nel caso delle restrizioni introdotte con la legge di Stabilità che aveva già previsto nuovi e ulteriori limiti alla pubblicità dei giochi (ai commi 937, 938 e 939 dell’articolo 1, Ndr), oltre a ribadire che ‘la propaganda pubblicitaria audiovisiva di marchi o prodotti di giochi con vincite in denaro è effettuata tenendo conto dei principi previsti dalla raccomandazione 2014/478/UE della Commissione, del 14 luglio 2014’, aveva escluso la stampa specializzata dai destinatari delle nuove limitazioni, introducendo, al contrario, delle forti restrizioni per i mezzi radiofonici e televisivi (individuano una fascia proibita tra le 7 e le 22), ma escludendo, anche qui, in ogni caso, ‘i media specializzati individuati con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico’”, precisa Boni.

Il nostro evidenzia inoltre che anche nei Paesi dell’Unione Europea, nei quali sono previste forti limitazioni alla pubblicità dei giochi, tali pubblicità sono comunque consentite sulle riviste specializzate.

Nel nostro Paese, inoltre, esiste anche un altro precedente che riguarda la pubblicità dei farmaci con obbligo di prescrizione, vietata al consumatore finale, ma ammessa sulle riviste rivolte a medici e farmacisti. In questo senso, dunque, è da intendere la nostra posizione, che vale per il gioco come per l’alcol, i farmaci o qualunque altro settore, poiché mirata a salvaguardare le testate specializzate e il loro prezioso ruolo di approfondimento tecnico e scientifico che da sempre sono solite garantire”, conclude il presidente di Anes.

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