L’importanza del brand sul mercato: i casi di Bandai Namco e Sega

L’industria del divertimento, in particolare quella ludica, è in perenne movimento ed in costante crescita, per rispondere alle esigenze di un mercato incapace di assestarsi ma anzi sempre pronto a proporre novità e a farsi coinvolgere dalle innovazioni sempre più presenti. Creare un prodotto che risponda a 360 gradi delle esigenze di un pubblico vario e variegato è impresa quanto mai difficile e gli addetti ai lavori sanno che un prodotto, per funzionare, deve essere nell’insieme redditizio, attraente, con un certo grado di appeal, conveniente e divertente. Deve rispettare i dogmi dell’intrattenimento sotto ogni aspetto. Poi entra in gioco il brand: un marchio competitivo ed affermato sul mercato può essere decisivo per far pendere la bilancia. Un titolo, per quanto buono, può essere scelto con efficacia ma la scelta è tutt’altro che semplice.

Il mercato sta diventando sempre più variegato e competitivo: i produttori cercano costantemente di offrire un po’ più del normale per ottenere una licenza, che è cosa veramente dura, quando c’è bisogno di offrire un prezzo competitivo sul mercato. Un marchio noto è garanzia di qualità ma è automaticamente sprecato se la qualità del gioco che offre non è pari agli standard a cui il consumatore finale è abituato. Basti pensare che la Bandai Namco, nipponica casa di produzione di successo nel mondo, ha saputo collegare benissimo pesantezza del marchio a qualità del gioco. E l’ha fatto con un successo di tutti i tempi, possedendo la licenza del virale, tanto negli anni novanta, tanto nei primi duemila, Pac-Man. Il gioco è una garanzia dell’industria, ed ha acquisito negli anni autorevolezza spropositata tra i vari marchi, riuscendosi sempre e comunque ad affermarsi con autorevolezza. In poche parole un marchio popolare e commercializzato per le sue doti in tutto il mondo.

Pac-Man è un caso emblematico di successo garantito ma ha bisogno di altro per sfondare in un mercato che non lascia spazio a nessuno scivolone. Ad una licenza seguono altre licenze come nel caso di Dc Comics, sempre di famiglia Bandai. Il Dc Comics Pusher è stato sviluppato in collaborazione con Admiro, e sul mercato sta ancora andando bene e l’ultimo titolo, Injustice Arcade, sta ricevendo riscontri importanti ovunque. E il successo è garantito da una maggiore espansione già pianificata dall’azienda.

Anche Sega, altra grande garanzia del mercato, ha la fortuna di una licenza esclusiva e nota come quella di Sonic. Ma ogni situazione ha i suoi pro ed i suoi contro: Sonic appartiene però a Sega Giappone quindi qualsiasi scelta passa sempre dalla casa madre, in virtù di linee guida e regole di stile che sono anche molto severe. Per le Olimpiadi di Rio, ad esempio, Sonic è apparso assieme all’altro highlander Mario in “Mario and Sonic alle Olimpiadi di Rio 2016”, in un processo che ha coinvolto Sega Japan, Nintendo e il Comitato Olimpico Internazionale. Tre acquirenti con interessi molto forti e ciascuno con le proprie regole. Conciliare tre teste può essere veramente molto difficile. Sonic è un esempio ma oltre ad esso ci sono molte altre licenze forti che ha a disposizione Sega. La sopravvivenza sul mercato è garantita da una serie di fattori: ci sono titoli che non stancano e che col tempo diventano franchise. E lo dimostrano i fatti.

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