Gioco d’azzardo, una rivoluzione tutta italiana

Nel mese della celebrazione per l’anniversario della rivoluzione francese, l’industria italiana del gioco pubblico sta vivendo gli effetti di una vera e propria controrivoluzione. Viene da chiedersi una cosa: per quanto ancora, diciamo, dovrà andare avanti una inutile campagna di denigrazione e dileggio nei confronti del gioco, senza intervenire, concretamente e con fermezza, al tanto atteso annunciato riordino del settore gioco? Aumentano i messaggi d’allerta da parte di diversi soggetti istituzionali: una riforma del gioco e della sua normativa è necessaria. Come è necessario richiamare la vecchia Intesa siglata dal precedente Governo. In attesa di un altro, data la crisi politica che ormai pervade l’Italia.

Non c’è stata alcuna attuazione. In un caso, però, si è arrivati a qualcosa: l’accordo tra Regioni ed Enti aveva lasciato ben sperare, mentre nel secondo caso, quello del Riordino, non si è mai arrivati ad una sistemazione. Nemmeno pensata, c’è da dire. La cosa però su cui sbrigarsi è la tempistica: la situazione è quantomai urgente. Il punto di non ritorno sembra essere stato oramai raggiunto: sono le Istituzioni che chiedono un intervento. Su tutti il Consiglio di Stato, che ha sollecitato l’adozione di una riforma al fine di consentire l’emanazione di bandi di gara per le concessioni, al momento di impossibile realizzazione. Il tutto a causa di una grave anomalia che non si concilia con alcuna norma europea. Prima o poi andranno fatti i conti, dal momento che la Questione Territoriale è insostenibile. L’allarme, l’ultimo di tanti, è arrivato dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, che ha inviato una segnalazione al governo, circa il divieto di pubblicità, a seguito della delibera di emanazione circa le recenti Linee guida. Stando ad AGCOM “La complessità delle questioni emerse nel processo di consultazione rende auspicabile e urgente un intervento di riforma complessivo dell’intera materia che, proprio alla luce delle evidenze emerse, possa introdurre gli strumenti più idonei ed efficaci per contrastare il fenomeno della ludopatia nel rispetto della iniziativa economica privata in particolare laddove la stessa sia assentita e concessa dallo Stato”.

Ma senza il riordino non si cantano messe, e soprattutto rischiano gli addetti ai lavori del settore. Oltre agli squilibri in termini di competitività all’interno della filiera, tra diversi territori geografici o segmenti economici. A farne le spese, in tutto questo caos, è lo Stato. Che si fa la guerra da solo. Dando spazio all’offerta di gioco illegale sui territori. Con in corso il divieto di pubblicità. La tutela, questa famosa sconosciuta, dove sta? Chiedetelo ai nostri governanti.

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